"Nemo propheta in patria", Biancolino da bandiera ad esonerato: il triste destino degli allenatori
"Nemo propheta in patria", il famoso detto calza a pennello per quanto riguarda la posizione di Raffaele Biancolino. Il Pitone lo sapeva, quando ha accettato la panchina dell'Avellino, che si sarebbe trattato di un'arma a doppio taglio. Allenare la squadra della città in cui vivi, la squadra per cui hai dato tutto da giocatore, nella quale sei una cosiddetta bandiera, è sempre un rischio. Perché nel calcio le difficoltà prima o poi vengono fuori, prima o poi un esonero o una divisione delle strade arriva sempre, a meno che non ti chiami Alex Ferguson, e rischi di far dimenticare quanto di buono fatto per la piazza. Raffaele Biancolino purtroppo si è bruciato il credito di affetto, stima e riconoscenza che il popolo irpino gli ha riconosciuto in tanti anni di onorata carriera con la maglia biancoverde. Ma d'altronde come biasimarlo, come dire di no alla possibilità di passare da tecnico della Primavera ad allenatore della prima squadra e giocarsi la promozione in serie B?
Chiunque forse avrebbe accettato il rischio, e di cose buone in panchina il Pitone ne ha fatte: l'incredibile striscia vincente dal suo insediamento al posto di Pazienza, la rincorsa al Cerignola, il sorpasso e la vittoria del campionato. La lunga festa, l'esordio in B, la zona tranquilla occupata per tutto il girone di andata, i 25 punti con cui si è arrivati al giro di boa. Di cose buone, seppur tra alti e bassi, ne ha fatte Biancolino in panchina. Ma ci sono state anche cose meno buone, come abbiamo già sottolineato in giornata: la scelta di mettere fuori rosa Cagnano, Manzi e Rigione, tra i protagonisti della promozione e riconfermati in estate; le parole post mercato, a Monza, in cui ha denotato una certe insoddisfazione per una campagna acquisti/cessioni condotta comunque di concerto con la società; lo scontro verbale con la curva di mercoledì scorso fino alle cinque sconfitte in sei partite, tre punti nel girone di ritorno, e una squadra svuotata mentalmente e fisicamente.
Fisiologico a questo punto decidere di cambiare allenatore, resta il peccato di un ricordo di Biancolino ad Avellino offuscato da quest'ultima parentesi, il calcio è un ambiente che non ti regala niente e così anche i fasti della promozione passata, in questo momento, passano in secondo piano. Ma è giusto comunque, quando il tempo lenirà le ferite, mantenere un rapporto equo nei confronti di Biancolino, la tara tra quello che ha dato alla piazza e gli errori dell'ultimo periodo è comunque a vantaggio dei ricordi positivi che non si possono cancellare: i 60 gol segnati, la festa promozione, i risultati prima in Primavera e poi in prima squadra.
Il passato non si dimentica, Biancolino ha commesso degli errori alla sua prima "vera" esperienza in panchina che gli saranno utili in futuro, se vorrà proseguire su questa strada, ma nel calcio è più facile ricordare le ultime delusioni che le soddisfazioni passate, e questo Biancolino lo sa bene.