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Avellino risorge dalle ceneri. Ora non bisogna ripetere gli errori del passato...

di Domenico Fabbricini

Si dice che le feste sofferte e inattese siano proprio per questo più belle. Verissimo, l'Avellino non era partito quest'anno per vincere il campionato, al massimo per provare un piazzamento play off e tentare di arrivare il più in alto possibile. Il primo posto l'Avellino l'ha raggiunto nel girone di ritorno dopo una serie incredibile di vittorie consecutive e allora ha cominciato a realizzare l'idea di poter vincere il campionato. Idea diventata via via sempre più concreta, giornata dopo giornata, fino al trionfo di Catanzaro. Dieci anni, ancora con un gol di scarto, Avellino festeggia il ritorno in cadetteria in Calabria, ma non è stata impresa semplice: il Catanzaro ha fatto tremare i polsi in più di un'occasione, Rastelli ha badato in primis a non prenderle schierando un inedito 4-3-2-1, poi il vantaggio perugino ha convinto il tecnico a tentare di vincere, ha modificato lo scacchiere in campo e soprattutto ha mandato in campo Zigoni, l'uomo che ha riportato l'Avellino in B. Un nome che come i vari Marra, Molino, Rivaldo, Moretti, lo steso Biancolino, resterà a lungo nella memoria dei tifosi.

La pioggia finale, inattesa come la promozione a inizio stagione, ha baciato Avellino e i suoi tifosi, che si sono uniti in un abbraccio simbolico sotto la curva, prima di preparare la grande festa di questa sera in piazza. Dopo soli quattro anni dal fallimento Avellino si rende quindi autore di un nuovo miracolo calcistico: ben 3 promozioni in 4 anni, la prima sul campo in realtà dopo i due ripescaggi dalla D e dalla C2. I complimenti, doverosi, vanno naturalmente al presidente Taccone, che ha mantenuto le promesse e anzi è andato anche oltre, al ds De Vito, persona staordinaria che conosco personalmente da 10 anni e che ha dato l'anima per la sua città operando magnificamente sul mercato; e naturalmente alla famiglia Iacovacci, al tecnico Rastelli e a tutti i calciatori.

Ora bisognerà evitare di ripetere gli errori commessi dalle precedenti gestioni negli anni recenti, e che hanno sempre visto l'Avellino retrocedere in C l'anno seguente la promozione, con un effetto ascensore quasi da Guiness dei Primati. Ci vuole programmazione, pazienza, lungimiranza, serietà e passione. Rinforzare un organico che ha raggiunto il doppio record di miglior difesa e miglior attacco in questo campionato con innesti che siano da B e che permettando di costruire una base solida da cui ripartire per il futuro. Perché Avellino è città che vive di calcio, passionale e appassionata, e l'ha dimostrato anche in questa stagione. Un patrimonio da non delapidare, una passione genuina che accomuna i tantissimi tifosi biancoverdi, da quelli che hanno la fortuna di vivere in città e seguire la squadra ogni weekend, ai tanti fuori sede che (come il sottoscritto) per i più disparati motivi vivono lontano dalla propria terra. E che quest'anno si sono ritrovati a soffrire, piangere e gioire tutti insieme, come non accadeva da anni. Troppo bello per perderlo di nuovo.
L'Avellino è tornato, ora ricominceremo a divertirci...


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