L'Avellino naufraga contro il Frosinone, la società si chiude nel silenzio e intanto affiorano i primi fantasmi
Che fosse un tour de force si sapeva, e il calendario che ha messo l'Avellino di fronte a sfide consecutive contro Monza e Frosinone non ha fatto sconti: l'Avellino ha perso ancora, ma se all'U-Power Stadium aveva comunque destato una buona impressione reggendo il colpo per 70 minuti, al Partenio-Lombardi è caduto male contro un Frosinone apparso di un'altra categoria, esattamente come nella partita di andata, quando si pensava però di aver pagato lo scotto con l'impatto con la nuova categoria. Invece stavolta la squadra biancoverde, dopo un avvio che lasciava presagire quasi a una buona gara, si è sciolto come neve al sole di fronte ai primi attacchi dei ciociari, che dopo aver trovato il gol su una disattenzione colossale della difesa (e di Sgarbi in particolare che si ferma invece di inseguire Kvernadze) hanno dominato in lungo e in largo. Secondo gol in fotocopia, ancora Sgarbi fuori posizione, e partita già chiusa. Tutino è apparso ancora un pesce fuor d'acqua, dà l'impressione di aver voglia di spaccare il mondo e poi non gli riesce niente: non uno stop, non un assist, non un controllo o un tiro pericoloso a rete. Uscirà tra i fischi. Sottotono anche Biasci, osservato speciale e sempre ben marcato, poche volte riesce a liberarsi al tiro e non è mai pericoloso. Ma non si può pensare di affidare tutta la pericolosità di una squadra a un solo giocatore.
Il più pericoloso alla fine risulterà Palumbo, autore di tre conclusioni ma frutto più della sfrontatezza e del coraggio di un giovane, che di un'azione manovrata. Il Frosinone invece dà l'impressione di poter segnare quando vuole, Calvani semina gli avversari come birilli, lo ferma all'ultimo istante Daffara, Zilli supera Simic con la disinvoltura di un veterano al cospetto di un esordiente. Il terzo gol è da manuale, Cichella ruba palla a Russo, palla a Kvernadze, poi a Zilli che crossa basso per Cichella che tutto solo in tap-in fa 3-0. Biancolino inserisce forse troppo tardi Russo perché l'attaccante napoletano porta almeno vivacità all'attacco, colpisce un palo e serve da angolo l'assist per il gol della bandiera di Enrici. Ma per il resto è buio pesto.
Spazientito il pubblico del Partenio che stavolta ha subissato di fischi Tutino a ogni errore e alla sostituzione, oltre che a destinare sonori fischi a tutta la squadra e a Biancolino a fine partita, invitando tutti a un confronto sotto la curva durante il quale non sarebbero volate parole gentili, per usare un eufemismo. Alla fine la società opta per il silenzio stampa, il secondo di questa stagione. Come dire, non appena le cose non vanno come dovrebbero la società preferisce chiudersi nel silenzio piuttosto che metterci la faccia e spiegare le scelte, cosa non ha funzionato, provare a capire come reagire, trincerandosi dietro una presunta ricerca della serenità. Già erano state abolite, dopo la fine dell'ultimo silenzio stampa, le conferenze stampa pregara senza alcun motivo apparente, adesso non sarà possibile ascoltare le parole dei tesserati finché le acque non si saranno calmate. Non la scelta migliore.
Intanto l'Avellino sta attraversando il peggior periodo di forma da inizio stagione: se si esclude la bella vittoria 3-1 contro il Cesena, nelle ultime 5 gare la squadra ha incassato 4 sconfitte e ora scivola al 13esimo posto, a +4 sui playout. Decisive saranno le prossime due partite, dei veri e propri spareggi salvezza domenica sera contro il Pescara ultimo e il weekend successivo in casa della Reggiana, ultima della zona playout. Due partite da vincere a tutti i costi, senza mezze misure, per evitare di vedere fantasmi mai neanche ipotizzati nelle prime 23 giornate di campionato.