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Bedin: "Il sistema calcio deve lavorare in un'ottica di filiera"

di redazione TuttoAvellino
Fonte: LegaB.it

‘Il primo obiettivo? Aprire questa nuova era federale mantenendo la stima reciproca fra le componenti e la volontà di cambiamento che ci contraddistingue’. Lo ha detto il presidente della Lega di B Paolo Bedin al panel ‘Calcio di oggi il Calcio di domani’ all’interno del Festival Serie A di Parma a cui ha partecipato insieme al Presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, quello della Lega Pro Matteo Marani e dell’Aic Umberto Calcagno. Rispondendo alla domanda del moderatore e direttore di Mediaset Sport Alberto Brandi, Bedin ha parlato della necessità di ragionare in ottica industriale: ‘Ognuno di noi ha un ruolo e una funzione in un sistema piramidale, dobbiamo ritrovare quei meccanismi attraverso riforme e accordi che riattivino la filiera tecnica e di conseguenza quella economica, maturando una collaborazione ancora più intensa all’interno di una casa comune che è quella federale’. 

Bedin ha detto che non c’è dubbio che il nostro sistema viva criticità che partono anche dalla terza eliminazione ai mondiali, ma che abbiamo fondamenta forti sulle quali rialzarci: ‘Incremento di spettatori, audience, social, si è appena concluso un campionato di B combattuto e che ha regalato valori tecnici importanti dimostrati anche dalle sette convocazioni nella Nazionale maggiore. Scontiamo delle fragilità sulla sostenibilità economica perché tutto parte dall’equilibrio che possono garantire alle società e da un ampliamento delle risorse che possono essere dirottate su giovani, infrastrutture e nella qualità del management. Sono criticità sulle quali dobbiamo confrontarci nella sede federale evitando la ricerca del colpevole che non è propedeutica a trovare la soluzione’. 

Allo stesso modo Bedin rileva che ‘non può essere una singola lega o componente a pretendere di avere l’elemento distintivo per far fronte alla situazione, soprattutto in una disciplina come il calcio dove c’è una forte suddivisione dei compiti oltre a strategie definite dalla proprietà che spesso sono costrette a ragionare sul breve periodo’.
Allora cosa può fare una lega? ‘Il nostro compito è cercare di dare un indirizzo alle società di medio e lungo termine, inculcando una cultura non solo di investimento tecnico, ma funzionale a quei settori legati a infrastrutture, giovani, che è il settore ricerca e sviluppo di una società, quindi sulla reputazione che le società si costruiscono all’interno del territorio attraverso attività di Esg. Dobbiamo come leghe aiutare le società a individuare un indirizzo di medio e lungo periodo inculcare una cultura non solo diretto all’acquisto del giocatore’. 

Poi la chiusura sul talento: ‘In Italia c’è, dobbiamo dargli fiducia’ ha detto ricordando i tanti successi negli ultimi cinque anni delle nostre nazionali giovanili che stanno proseguendo con la finale nell’europeo dell’Under 17.


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