Tra le Linee - L'Analisi tattica di Monza-Avellino 2-1: l'Avellino regge il piano gara, ma paga il finale e la gestione degli ultimi metri
Introduzione
Il 2-1 non è una sentenza sul valore complessivo della prestazione, ma è una fotografia precisa di come si può perdere una partita pur restando dentro il match per lunghi tratti. L’Avellino imposta una gara “di resistenza” coerente: blocco compatto, densità centrale, rischio calcolato in uscita. Il Monza, però, produce un volume offensivo enorme, aumenta la pressione progressivamente e nel finale trasforma continuità e presenza in area in due episodi decisivi.
La chiave sta tutta qui: l’Avellino difende bene per struttura, ma non riesce a difendere bene per gestione quando la partita entra negli ultimi 20’.
Fase di possesso
L’Avellino non cerca un possesso dominante: usa il pallone per respirare e per “uscire” dal primo assedio, ma senza forzare una costruzione rischiosa. La struttura iniziale (3-5-2) privilegia la stabilità: braccetti prudenti, mezzali che supportano più che rifinire, quinti pronti a scappare all’indietro appena la palla si perde.
Il limite è nell’ultimo terzo: pochi ingressi in zona rifinitura, poche ricezioni pulite tra le linee e, soprattutto, poca presenza stabile vicino alle punte. Quando il Monza alza il baricentro, l’Avellino tende a “staccarsi”: la squadra resta corta dietro, ma diventa lunga tra centrocampo e attacco. Risultato: recuperi bassi e ripartenze spesso isolate.
Fase di non possesso
È il reparto più convincente per lunghi tratti. L’Avellino difende con linee strette, proteggendo la zona centrale e invitando l’avversario a giocare sulle corsie per poi stringere e chiudere la rifinitura. Il pressing non è continuo: è situazionale, attivato su palla scoperta, ricezioni spalle alla porta o passaggi laterali “leggibili”.
Il problema nasce quando il Monza, a forza di attacchi, alza la frequenza dei cross e delle seconde palle: difendere basso diventa faticoso, e ogni respinta vale come un nuovo possesso avversario. In quel momento non basta più “essere compatti”: serve alzarsi con tempi perfetti, altrimenti la partita scivola verso la propria area.
Transizioni
In transizione offensiva l’Avellino è chiaro: verticalità rapida e attacco dello spazio alle spalle dei quinti/centrali, senza riempire l’area con molti uomini. È un piano sensato se vuoi tenere la squadra in equilibrio e non concedere campo aperto.
La transizione difensiva, invece, è il punto di rottura del finale: dopo ogni palla persa o respinta corta, il Monza rimette subito palla dentro, e l’Avellino è costretto a rinculare. Quando perdi campo in modo costante, perdi anche lucidità: le scelte diventano difensive (spazzare) più che controllate (consolidare).
Momenti chiave
52’: l’Avellino passa avanti, massimizzando un momento favorevole e colpendo con efficienza.
Dal 60’ in poi: il Monza cambia ritmo e intensità: più uomini in area, più cross, più conclusioni e più pressione sulle seconde palle.
Finale: l’Avellino si abbassa troppo e difende “dentro” l’area invece che “davanti” all’area. Due episodi (uno su presenza costante, uno su situazione da area) ribaltano la partita.
Punti di forza
Coerenza del piano gara: blocco ordinato, densità centrale, letture abbastanza pulite fino a quando le energie reggono.
Disciplina collettiva: la squadra non si sfalda, mantiene distanze e compiti.
Efficienza nei momenti utili: capacità di capitalizzare un’occasione e restare mentalmente dentro la partita.
Criticità
Gestione del vantaggio: dopo l’1-0, baricentro troppo basso e difficoltà a tenere il pallone in zone “sicure” per spezzare l’onda.
Uscite palla poco sostenute: le punte finiscono spesso isolate; manca un terzo uomo costante vicino alla giocata verticale.
Seconde palle e cross nel finale: quando l’avversario attacca con continuità laterale, servono timing e aggressività sulle respinte. L’Avellino, nel finale, difende più la porta che lo spazio.
Conclusione
L’Avellino perde una partita che aveva interpretato con intelligenza per più di un’ora. Non è un ko “di identità”: i principi ci sono e si vedono. È un ko di gestione e di controllo territoriale nel finale: quando il Monza aumenta volume e presenza, l’Avellino non riesce a risalire con la stessa qualità con cui aveva contenuto.
Il salto di maturità sta lì: non cambiare pelle, ma imparare a cambiare altezza e tempi di risalita. Perché contro squadre che producono tanto, sopravvivere non basta: devi anche saper respirare con il pallone.
Dal campo ai numeri: statistiche e formazioni ufficiali
Statistica Monza Avellino
Possesso: 57% 43%
xG: 4.03 0.32
Tiri: 30 3
Corner: 15 2
Passaggi: 449 330
Duelli vinti: 49% 47%
Formazioni:
Monza (3-4-2-1) – Allenatore: Bianco
Thiam; Brorsson (66’ Ciurria), Delli Carri, Carboni; Birindelli, Obiang (72’ Colombo), Pessina, Paulo Azzi; Colpani (72’ Álvarez), Hernani (59’ Caso); Dany Mota (59’ Cutrone).
Avellino (3-5-2 → 4-4-2 nel finale) – Allenatore: Biancolino
Daffara; Enrici (87’ Insigne), Šimić, Fontanarosa; Missori, Sala (81’ Cancellotti); Palumbo (64’ Armellino), Le Borgne, Besaggio; Patierno (64’ Tutino), Biasci (81’ Pandolfi).