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Un'altra doccia fredda, ora eliminare le scorie e ritrovare fame: ai playoff non si scherza più

di Domenico Fabbricini
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E' finita nel modo più assurdo l'ultima giornata del campionato di Serie C, prima di playoff e playout. In un turno in cui si davano per scontate le vittorie di Avellino e Catanzaro, tanto che già si commentava un Avellino al terzo posto perché entrambe avrebbero fatto bottino pieno rispettivamente contro Cavese già retrocessa e Monopoli già salvo, sono arrivati due incredibili pareggi. Che peraltro lasciano invariate le posizioni: Catanzaro e Avellino appaiate a 68 punti ma calabresi terzi per differenza reti. Sarebbe bastato vincere ai Lupi per ritrovarsi insperatamente secondi, e non ci sono riusciti contro il fanalino di coda, che voleva sì chiudere a testa alta un campionato deludente, anche per dare un segnale a una piazza che ha mostrato vicinanza e sostegno prima e durante la partita (anche con fuochi d'artificio durante il match), ma pur sempre l'ultima del girone. Non un ottimo bigliettino da visita in vista dei playoff, quando l'Avellino dovrà vedersela con formazioni ben più quotate ed egualmente agguerrite per un posto in B.

Un calo di concentrazione, di mentalità, o semplicemente sfortuna non lo sappiamo: fatto sta che l'Avellino ha dilapidato un vantaggio di 8 punti nei confronti del Catanzaro in tre giornate e ha raccolto solo due pareggi nelle tre sfide seguenti quella col Bari, che mentre all'andata aveva segnato un cambio di passo positivo per i biancoverdi (con una sonora sconfitta), al ritorno l'ha segnato in negativo (con una vittoria). Adesso non è sicuramente il momento di fasciarsi la testa, parliamo comunque di un campionato condotto magistralmente e inaspettatamente in vetta per l'Avellino, che ha chiuso comunque al terzo posto (chiunque ci avrebbe messo probabilmente la firma l'estate scorsa) conquistando sul campo 68 punti al pari della seconda. Quello che preoccupa è soltanto questo calo nel finale di regular season e soprattutto, oggi, l'amarezza di aver perso nuovamente il secondo posto quando era alla portata.

Pazienza, nulla è perduto, playoff sarebbero stati e playoff saranno, con l'unica differenza che l'Avellino dovrà giocare un turno in più di spareggi, magari (proviamo a guardare il lato positivo) arrivando già rodati alla final four rispetto alle seconde classificate che resteranno invece ferme per una ventina di giorni. In queste settimane che separano dall'esordio al turno nazionale, l'Avellino dovrà liberarsi delle scorie del campionato, dimenticare le amarezze, smaltire la rabbia di questo pari a Cava e trasformarla in energia positiva per affrontare con fame i playoff. Sarebbe stato meglio arrivarci di slancio e col morale alto, ci si arriva forse con qualche pensiero in più e su questo dovrà ora essere bravo Braglia a lavorare. Probabilmente dopo Bari la testa è andata già agli spareggi, probabilmente si è andato a Cava già rassegnati del terzo posto (anche se nel finale l'Avellino le ha provate tutte ma la partita andava chiusa prima), peccato non aver mostrato a Cava il carattere che servirà poi tra qualche giorno: ma ci basta pensare di averlo visto in tante partire di questa stagione, specialmente nel girone di ritorno, per sapere che l'Avellino può e sa far meglio. L'importante ora è che tutti i calciatori se ne ricordino anch'essi.

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